intestazione sol cobas

Israele sionista terrorista

Avanza la lotta anti-imperialista nel Medio Oriente

Per il rilancio della lotta indipendente e anti-capitalista dei lavoratori

Mozione del Direttivo Nazionale del Sol Cobas

 

L’aggressione imperialista, l’eroica resistenza dell’Iran e la pace impossibile

In piena continuità col tentativo di genocidio del popolo palestinese a Gaza e in Cisgiordania, la guerra contro l’Iran è stata un ulteriore sviluppo del piano di USA e Israele finalizzato alla sottomissione dell’intero Medio Oriente, al controllo totale delle sue risorse naturali e quindi dell’intero mercato mondiale dell’energia e, infine, a contrastare l’ascesa di altre potenze economiche, politiche e persino militari, tra cui primeggiano certamente la Russia e la Cina.

Piano di aggressione che però ha sbattuto il muso contro la resistenza della Repubblica Islamica dell’Iran che non solo ha dimostrato di saper tenere testa egregiamente alle potenti armate imperial-sioniste di USA e Israele, ma addirittura di poterle respingere, infliggendogli gravi danni sia sul terreno militare che economico.

Stati Uniti e Israele, che non hanno quindi raggiunto nessuno dei propri obiettivi strategici, e ben al di là delle proprie roboanti e fasulle dichiarazioni di “vittoria totale”, anche a causa delle crescenti pressioni politiche interne, nonché dei mercati internazionali destabilizzati dalla resistenza iraniana, hanno dovuto fare marcia indietro e accettare la tregua.

In ogni caso la situazione è destinata a restare incandescente e la tregua difficilmente potrà durare a lungo. La coalizione imperial-sionista non potrà certo accontentarsi di una propaganda vittoriosa e, anzi, dovrà fronteggiare le pretese dell’Iran che, forte delle proprie capacità di resistenza e del radicato consenso popolare, ha posto condizioni molto chiare e severe per la conservazione della “pace” le cui principali sono:

  • Ritiro di tutte le truppe americane dai Paesi del Golfo

  • Risarcimento dei danni di guerra

  • Controllo selettivo e totale dello stretto di Hormuz.

Condizioni che l’imperialismo non potrà assolutamente accettare, anche perché significherebbero in maniera definitiva la fine del dominio del pertol-dollaro in tutta l’area e soprattutto la fine di Israele.

Per uno schieramento “senza sé e senza ma”

Qualunque sarà l’esito concreto della battaglia in Iran, in ogni caso il mondo ne uscirà sconvolto, sempre più in balia di una crisi economica che non può trovare vie d’uscita e che alimenta la prospettiva della III Guerra Mondiale (per molti versi già cominciata)

Il nostro aperto schieramento non si limita ad una ferma condanna dell’ennesima aggressione militare dell’Occidente, e alla denuncia delle violazioni del cosiddetto Diritto Internazionale da sempre copertura per i massacri imperialisti in tutto il pianeta. Ci schieriamo quindi apertamente con le ragioni e le azioni politiche e militari dell’Asse della Resistenza, (dall’Iran alla Palestina, passando per lo Yemen, il Libano, l’Iraq e la Siria) auspicandone la piena vittoria, e, con essa, la realizzazione di tutti gli obiettivi dichiarati, dalla cacciata delle armate imperialiste dal Medio Oriente, alla disfatta dell’entità sionista di Israele.

Sulle prospettive del Movimento Operaio in Occidente

Uno schieramento quindi incondizionato a fianco della resistenza dei popoli mediorientali, esattamente come a fianco delle popolazioni del Sahel che, attraverso governi di giunta militare, sono riusciti a sconfiggere il colonialismo francese in Burkina Faso, Niger e Mali o che nel Donbass si scontrano con i tentativi di penetrazione della NATO in Ucraina per devastare la Russia. Uno schieramento che però deve tradursi in una battaglia di difesa permanente ed efficace degli interessi specifici e generali della classe lavoratrice qui nel cuore del ricco e decadente Occidente. Interessi di classe che, nell’immediato saranno costretti a misurarsi con gli effetti di una “economia di guerra” che le cosiddette “democrazie europee”, sottomesse agli interessi politici americani (per esempio nell’ennesima disastrosa campagna militare contro la Russia), cercheranno di imporre all’insieme della classe lavoratrice, facendogli pagare i costi del proprio disastro politico ed economico.

Come già accaduto in precedenti momenti storici di conflitto globale e mondiale, le possibilità concrete per i proletari sono sempre e solo due:

1. Restare a fianco dei propri padroni e dei loro governi, magari con l’illusione di poter ancora scodinzolare sotto al loro tavolo a caccia di qualche briciola destinata però, in tempi rapidi, a scomparire dal pavimento.

2. Alzarsi e lottare contro un comune nemico, a difesa dei propri interessi di classe, evitando di diventare, per l’ennesima volta nella storia, carne da macello (o da cannone) per i profitti della classe padronale.

Coloro che negli ultimi 15 anni, principalmente nel settore della logistica ma non solo, si sono resi protagonisti di importanti battaglie sindacali e politiche per il salario e per una nuova dignità di classe, saranno chiamati a costruire una resistenza efficace alla ristrutturazione capitalista (peraltro già in corso) che porterà inesorabilmente a licenziamenti di massa e miseria diffusa.

Per una piattaforma di lotta, unitaria e di classe

  • Per l’uscita dell’Italia dalla NATO, e il ritiro delle truppe da tutte le missioni di guerra imperialiste; per la rottura di tutte le relazioni con Israele e la ferma opposizione alle imposizioni commerciali degli USA su energia e armamenti.

  • Per un piano di investimenti generalizzato, finalizzato al rilancio della produzione industriale di utilità sociale e al rafforzamento del servizio pubblico.

  • Per la difesa dei livelli occupazionali, del salario e della sicurezza sul lavoro a partire da una riduzione generalizzata dell’orario di lavoro, dall’imposizione di un salario minimo operaio di 2000€ mensili, indicizzati in base agli indici di caro-vita, e dalla riduzione dell’età pensionistica

  • Contro vecchie e nuove limitazioni della libertà di sciopero, e di associazione nei luoghi di lavoro.

Obiettivi essenziali e irrinunciabili, ma perseguibili solo organizzandosi contro il governo ma nell’indipendenza completa da tutte le compagini politiche del centro-sinistra che ieri sostenevano il genocidio in Palestina e i piani economici e finanziari del “nemico in casa nostra”, e che oggi, per quegli stessi interessi di classe contrapposti ai nostri, denunciano strumentalmente l’arroganza di Trump e la politica del governo Meloni. Ipocriti e nemici anch’essi della classe lavoratrice, uniti al coro istituzionale che vorrebbe i lavoratori ed i giovani schierati a difesa dei baluardi democratici dell’imperialismo italiano e, con esso, di un sistema capitalista sempre più in crisi. Gli uni come gli altri terrorizzati da una possibile ripresa dell’azione indipendente delle classi subalterne e con essa, di una prospettiva di cambiamento radicale che, mai come oggi, è allo stesso tempo necessaria e possibile.

Su queste basi e con queste prospettive il SOL Cobas organizzerà, nei mesi di aprile e maggio, assemblee operaie di fabbrica e riunione di coordinamenti territoriali con la prospettiva di giungere ad un’Assemblea Nazionale di delegati, aperta a tutte le componenti del Movimento Operaio che ne condividono presupposti ed obiettivi.

 

Milano, 09 aprile 2026

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