NON UN PASSO INDIETRO!
SULL’EMERGENZA SOCIALE NELLA LOGISTICA NAPOLETANA
Che i padroni e i padroncini della logistica siano gli interpreti più arroganti del capitalismo straccione lo sapevamo da tempo. I fatti sono lì a dircelo, ma il merito va a quei lavoratori che, con la loro Lotta e determinazione, hanno costretto questo sistema a uscire dall’ombra, mostrandolo per quello che è: una macchina che macina diritti per produrre profitto.
Dietro ogni consegna si nasconde una fitta rete di centinaia di lavoratori intrappolati in una spirale di appalti e sub-appalti. Sotto il marchio Gls, gestito sul territorio dal colosso Temi Spa del Signor Tavassi, si cela un’organizzazione studiata a tavolino per risparmiare centesimi sulla pelle di chi lavora, con l’unico obiettivo di gonfiare il Margine Operativo Lordo.
Il vero motore di questa macchina sono i lavoratori “indiretti”. I corrieri che ogni giorno caricano e consegnano i pacchi nelle nostre strade trafficate per conto di qualcun altro. Nessuno di loro è assunto da Gls o da Temi Spa, sebbene tutti indossino quelle tute blu. Il servizio è scaricato sui “padroncini”, e mentre le multinazionali vantano bilanci a doppia cifra, i costi vivi vengono scaricati sulle spalle di chi guida quei furgoni.
La vertenza aperta nel marzo 2024 ha fatto emergere un sistema che opera metodicamente al di fuori della legalità contrattuale. Siamo di fronte a un meccanismo che ha fatto del lavoro povero il suo valore aggiunto e della violazione dei diritti il suo principale vantaggio competitivo. Dinanzi a questo, i lavoratori hanno scelto di organizzarsi con il sindacato Sol Cobas e il Movimento Banchi Nuovi. Un’alleanza che rappresenta oggi, in questa città, una diga contro il potere di padroni e istituzioni: quelle stesse istituzioni che si dicono “impotenti” davanti ai disoccupati e restano “inermi” davanti ai lavoratori sfruttati ed espropriati dei propri diritti elementari.L’ULTIMA VERGOGNA: IL GIOCO DELLE TRE CARTE SUL TFR
Grazie all’unità e alla lotta, abbiamo conquistato risultati che sembravano impossibili: la trasferta a 25 euro, gli scatti di anzianità, il pagamento di migliaia di euro di arretrati e il giusto riconoscimento delle mansioni. Abbiamo imposto il rispetto dove regnava il caos. Solo a dicembre sono stati pagati centinaia di migliaia di euro di arretrati che spettavano ai lavoratori per diritto. È stato imposto il rispetto dei requisiti minimi per il corretto svolgimento del lavoro di distribuzione delle merci.
Questa unità ha sconquassato i piani dei padroni e dei padroncini. Vedendo ridursi i profitti, hanno attivato strategie torbide: spostano i volumi di merce su filiere come quella di Liccardi, dove regna ancora il lavoro nero e il mancato rispetto del contratto collettivo logistica e trasporti. L’obiettivo è svuotare i magazzini per giustificare tagli al personale e minacciare una Cassa Integrazione che non potrebbero nemmeno permettersi perché non hanno le carte in regola. Vogliono creare una crisi artificiale per rimangiarsi gli accordi firmati.
Ma il culmine della miseria è la gestione del TFR. Con la lotta dei corrieri, il numero di fornitori che svolgono il servizio di consegna per conto di Temi Spa è passato da 34 a 6, continuando però a scaricare i costi sui lavoratori. Questo cambio di strategia nel sistema degli appalti ha fatto esplodere il caos. Molti fornitori uscenti non hanno neanche pagato ai corrieri l’ultimo stipendio di dicembre. Le nuove società entrate nell’appalto hanno dovuto “anticipare” i soldi, ma non è chiaro se proveranno a riprenderseli dalle tasche dei lavoratori o se si rivarranno sui vecchi padroni e su Temi Spa.
Le ditte fornitrici uscenti hanno superato i 90 giorni di pagamento del TFR previsti per legge. Tavassi aveva promesso pagamenti entro 40 giorni, poi 90: non è stato mantenuto nulla. Davanti alla minaccia di sciopero, la Temi Spa ha offerto un ricatto: pagare il TFR tramite cessione del credito solo in cambio della rinuncia del lavoratore all’Articolo 29 (Responsabilità in Solido da parte della TEMI SPA).
Il ricatto è stato respinto. I lavoratori non scambiano i propri diritti con le briciole. La rottura con Temi Spa è totale. Esigiamo il rimborso di ogni centesimo di contributi e TFR trattenuto indebitamente.DAGLI INSULTI AI RICATTI: LA VERA FACCIA DEL PADRONE
Dopo aver smesso di rispondere, i padroni sono passati agli insulti, definendo “mele marce” chi lavora. È il linguaggio di chi non ha rispetto per chi produce la sua ricchezza. Pensano che una singola sentenza favorevole su un licenziamento individuale dia loro il diritto di passare all’attacco. Si sbagliano.
La nostra presenza in piazza, davanti al Tribunale e in Prefettura, è un segnale: questa lotta ha rilievo nazionale. Napoli è il fronte di uno scontro che riguarda tutta la logistica italiana. Se pensano di isolarci, hanno fatto male i conti.
Non permetteremo che il nostro futuro venga deciso in uffici blindati, tra un insulto e una trappola legale. La “pace sociale” che hanno conosciuto in questi mesi non era una concessione, ma il frutto della nostra forza. Se oggi scelgono la strada del ricatto e del sabotaggio delle merci, troveranno un muro ancora più alto.
Rivendichiamo:
1. Il pagamento immediato del TFR senza clausole capestro: i soldi sono nostri, li abbiamo già sudati, e guadagnati con il nostro lavoro.
2. Il rispetto integrale degli accordi di secondo livello: non un centesimo in meno di quanto pattuito.
3. Il blocco dello spostamento dei carichi di lavoro: la crisi non esiste, la state creando voi per colpire chi si organizza.
Senza illusioni da parte nostra rimarchiamo come le istituzioni dovrebbero scegliere da che parte stare: con chi rispetta le leggi o con chi le calpesta per gonfiare i propri conti correnti. Noi la scelta l’abbiamo già fatta. Sappiamo che padroni e padroncini vogliono colpirci cercando di rompere il fronte sindacale, ma in tal modo svelano se stessi e la loro paura, perché se il nostro timore è il loro ossigeno, la nostra solidarietà è il loro incubo. E questo incubo è appena iniziato.
Coordinamento nazionale di filiera GLS
Sindacato Operai in Lotta – Cobas










